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La frontiera è il concetto di un insuperabile sempre superato, quasi, come specie, avessimo biologicamente bisogno di un punto di vista oltre il limite, o al limite estremo, per valutare ciò che si svolge nel mezzo. Lattraversamento dellAtlantico nel XVI secolo, lattraversamento del cielo oceanico, con Lindberg, nel XX secolo, sono esempi di questa ricerca di nuovi punti di vista. Anche Giordano Bruno e Nietzsche costituiscono degli esempi in tal senso. Faust e Jekyll ne rappresentano la tipizzazione fantastica negativa.
Dal punto di vista antropologico la frontiera, anziché presentarsi come linea di rinserramento, è, allinverso, una linea di attraversamento: per quanto la perimetrazione rientri fra le tecniche di autoindividuazione di un gruppo, la linea, il perimetro, devono sempre essere violati.
Vivere al limite sembra inoltre rivestire un particolare signifcato per per lesistenza umana; questa, posta agli estremi del mondo, ai confini della civitas, assume un altro aspetto, più misterioso, più generale e profondo.
La letteratura americana ridonda di episodi legati a questidea: lo scrittore Jack London ce ne dà uno spaccato nelle sue storie di frontiera. Al centro dellepopea londoniana vi è un racconto, La saggezza della pista,
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che funge da paradigma. Intorno alla pista e sulla pista si svolge unesistenza elementare, priva di mediazioni. Qui luomo incontra faccia a faccia la natura e gli elementi. Di ogni scelta, di ogni passo, risponde con la vita, persino di ogni parola, perché gli uomini sono armati, stremati, pronti a tutto. I loro cuori sono coraggiosi o pavidi, le loro menti chiare o folli, le loro indoli generose o malvage, senza alcuna gradazione; la saggezza consiste appunto nella conoscenza primigenia della pista, della pura vita che vi si svolge e dei segni della natura.
Oltre la linea vi è dunque un nuovo inizio, lumanità qui ridiventa giovane, primitiva, barbarica; la frontiera è quinidi il mito della vecchiezza e di un nuovo inizio possibile. Passare il limite, o passare al limite, secondo lespressione del gergo matematico, è, se lesistenza di frontiera ha davvero un senso speciale, non solo un modo di comprendersi, ma anche un modo di rinnovarsi.
Il mito della frontiera pone, di conseguenza, la questione del limite, dellestremo limite, dellal di là dellestremo limite. E, questa del limite, è la questine stessa del moderno: scoprire, inventare, spingersi oltre, manipolare, colonizzare, tutte pratiche di ri-nascimento. Ebbene, la crisi del progetto moderno non è anche la crisi del paradigma della frontiera? Che significa, al giorno doggi vivere al limite, passare al
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limite, passare il limite?
Vi è un nuovo tentativo di tematizzazione sociologica della frontiera: le popolazioni di confine, si dice, devono fare leadership con la loro cultura dellattraversamento. Dinnanzi alla necessità di rifondare lidentità delle nazioni europee, nel contesto degli sforzi perpetrati per la costruzione di una scietà multirazziale, la frontiera diventa uno spazio, o lo spazio, per antonomasia, della comunicazione.
Vien fatto di pensare al Carso di Slataper e a quela Trieste popolata di levantini, di ebrei, di slavi, di tedeschi, di italiani, di greci, punto dincontro e di fusione di infinite razze, che occhieggia dalle pagine dello scrittore italo-slavo. Si rammenti, tuttavia, che in tal senso, il nostro paese è tutto quanto frontiera. E non è forse il destino dellintera Europa quello di trasformarsi in un continente di frontiera? Tutto sta ad avvertirsi di quale sia la linea inavvertitamente oltrepassata, nel cogliere i segni della nuova giovinezza e nel capire da quale nuova vecchiezza si tratti di ripartire.
© Marco Baldino, 1993
© marcobaldino.com 2001
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